Visualizzazione post con etichetta Chi ben comincia.... Mostra tutti i post

Chi ben comincia..., #24

Ciao lettori e buon lunedì! 
Come avete trascorso l'ultimo fine settimana? Sabato sera avete ascoltato la finale dell'Eurovision e siete contenti dei risultati oppure speravate che vincesse qualcun altro? 
Oggi torno con un nuovo appuntamento di questa rubrica e vi svelo l'incipit del libro che sto leggendo. 

Chi ben comincia...
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................




❝In seguito, avrebbero incolpato di ciò che accadde i cavallucci di legno.
Estrella li aveva trovati a cinque anni, brinati di polvere e dimenticati in cima a uno scaffale. Erano così piccoli da starle nel palmo della mano, con alette intagliate nel legno che spuntavano dai dorsi dipinti.
Nessuno aveva saputo dirle da dove arrivassero, o a chi fossero appartenuti. Estrella aveva interpretato l’alzata di spalle della madre come permesso di tenerli. Li aveva puliti, allineati secondo i colori, le ali smussate e aperte come versioni più robuste di quelle delle libellule. Di notte, li contava al posto delle pecore. Li faceva trottare sul copriletto quasi le pieghe della trapunta fossero colline.
Adesso, undici anni dopo, più che giocattoli erano portafortuna. Quando non riusciva a dormire, passava le dita sulle loro ali come faceva sua nonna con i grani del rosario. E quella notte era sdraiata al buio a rigirarseli tra le mani a uno a uno, nel tentativo d’ignorare le centinaia di fiori blu di borraja che erano spuntati dal soffitto della sua stanza.
Fuori dalla porta, sentiva le cugine parlare. Qualunque cosa stessero bisbigliando era abbastanza importante da tenerle sveglie; erano tutte esauste dal lavoro. Quel giorno avevano finito di riportare la Pradera alla sua fioritura primaverile. I giardini erano fitti di iris e gigli. Belle di giorno ricoprivano i pergolati. Gli alberi in fiore facevano librare nell’aria nuvole di lillà e mimose.
Ci sarebbe stato altro da fare, certo. Alla Pradera, c’era sempre da fare. Curare i giardini di bulbose, impedire alle bordure di crescere eccessivamente, piantare i fiori nelle aiuole. Ma non sarebbe stato lo stesso compito che avevano ogni primavera, quando affondavano le dita nella terra dura per riportarla in vita dopo i mesi freddi. Le loro mani ne restavano scorticate. Avevano risvegliato nuovi fiori così tante volte che le mezzelune di terriccio sotto le unghie sembravano ormai parte di loro quanto la pelle.
Ogni primavera pareva, oltre ai giardini, far tornare in vita anche loro. Trascorrevano l’inverno affidando quei fiori ai vasi di ceramica che tenevano in casa, o facendo spuntare rose bianche in fazzoletti di terra abbastanza morbidi da permetterne la crescita. Ma adesso l’intera Pradera era loro. Avevano a disposizione ogni acro di terreno per liberare i fiori rimasti in attesa nelle loro mani l’intero inverno.❞

..................................................................


Fatemi sapere se il libro è finito anche fra le vostre letture! 
A presto, 

Leen 

Chi ben comincia..., #23

Ciao lettori e buon sabato! 
Oggi vi propongo l'incipit di un libro che è uscito pochi giorni fa. Il sole è anche una stella è il secondo libro di Nicola Yoon che arriva in Italia e sarà il primo che io leggerò. Questo perché l'altro libro non mi aveva attratta per nulla e avevo una strana sensazione a proposito di esso e perciò ho scelto di non leggerlo. E per fortuna, aggiungerei! 

Chi ben comincia...
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................



❝Carl Sagan ha dichiarato che, se si vuole fare una torta di mele partendo da zero, bisogna prima inventare l’universo. E quando dice «partendo da zero», intende dal niente, proprio. Da ancor prima che il mondo esistesse. 
Se si vuole fare una torta di mele partendo dal nulla più totale, bisogna iniziare dal Big Bang e dall’espansione degli universi, dai neutroni, dagli ioni, dagli atomi, dai buchi neri, dai soli, dalle lune, dalle maree oceaniche, dalla Via Lattea, dalla Terra, dall’evoluzione, dai dinosauri, dalle estinzioni di massa, dagli ornitorinchi, dall’Homo erectus, dall’uomo di Cro-Magnon e così via. Bisogna partire dall’inizio. Bisogna inventare il fuoco. Servono acqua, semi e terra fertile. Servono le mucche, qualcuno che le munga e qualcun altro che trasformi il loro latte in burro. E poi i meli, il grano e la canna da zucchero. La chimica e la biologia. Per fare una torta di mele davvero buona servono le arti. Per una torta di mele che possa durare generazioni servono la stampa e la Rivoluzione industriale e magari addirittura una poesia.
Per fare una cosa tanto semplice come una torta di mele, bisogna creare il mondo intero.❞

..................................................................

Il prologo di questo libro è davvero minuscolo! Cosa ne pensate di questo inizio? Stuzzica la vostra curiosità e vi fa venire voglia di leggere il libro? 
Se il libro non mi avesse già conquistata con cover e sinossi (e, sì, okay, ha un suo perché anche il trailer del film), questo estratto mi avrebbe fatto sicuramente venire voglia di leggerlo. E di torte di mele. Ho davvero voglia di mangiarmi una torta di mele. 
Fatemi sapere, 
Leen 

Chi ben comincia..., #22

Ciao lettori! 
Quest'oggi vi lascio l'incipit di uno dei libri che sto leggendo in questa settimana. Si tratta di E poi ci sono io di Kathleen Glasgow, un young adult che parla di dipende, di cadute e ricadute, e della forza di rialzarsi quando la vita ti sbatte in faccia tutto il suo schifo. 

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.
.....................................................................................



❝Come un cucciolo di foca della Groenlandia, sono tutta bianca. Ho gli avambracci bendati, pesanti come clave. Le bende mi stringono anche le cosce; la garza bianca spunta dai pantaloncini che l’infermiera Ava ha recuperato nella scatola degli oggetti smarriti dietro l’infermeria.
Come un’orfana, sono arrivata qui senza vestiti. Come un’orfana, ero stata avvolta in un lenzuolo e lasciata sul prato innevato del Regions Hospital sotto un nevischio gelato, con il sangue che filtrava dal lenzuolo a fiori.
L’addetto alla sicurezza che mi ha trovata aveva addosso l’odore delle sigarette al mentolo e la puzza stagnante della macchinetta del caffè. Nelle narici aveva una foresta di peli bianchi arricciati.
Ha detto: «Madonna santa, ragazzina, che cosa ti hanno fatto?».
Mia madre non è venuta a cercarmi.
Ma io di quella notte mi ricordo le stelle. Sembravano granelli di sale sparsi nel cielo, come se qualcuno li avesse rovesciati su un pezzo di velluto scuro.
Ecco cosa contava per me, la loro bellezza accidentale. Che era l’ultima cosa che avrei visto, così ho pensato, prima di morire sull’erba fredda e bagnata.❞

.....................................................................

Cosa ne pensate di questo incipit? È abbastanza per farvi venire voglia di comprarlo?
Fatemi sapere, 
Leen

Chi ben comincia..., #21

Ciao lettori, 
come state? Come state trascorrendo questa settimana?
Io sono nuovamente bloccata fra i libri universitari in vista della sessione di settembre ed è sinceramente una grandissima rottura di... scatole. Quest'estate l'ho sostanzialmente passata tra i libri ç_ç 
Purtroppo tutti i miei buoni propositi per tenere comunque attivo il blog sono sfumati uno ad uno e, infatti, mi sa che lo metterò in pausa fino a che non mi sarò completamente liberata. Mantenendo comunque attivi tutti gli impegni presi precedentemente e la pagina Facebook del blog, in cui vi parlerò piano piano delle prossime uscite. 
Oggi, comunque, sono qui per lasciarvi l'incipit del libro che sto leggendo al momento.. 

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.
.....................................................................................


❝“Ah! Non ci credo che ti chiami davvero Cameo Pink!”. Sì, erano in molti a dirmelo, ma da quando avevo aperto il mio blog letterario questi commenti erano aumentati a dismisura. Dapprima tutti pensavano che Cameo Pink fosse un nickname, ma quando avevo dichiarato che era il mio nome di battesimo nessuno sembrava crederci. Andiamo… Non è poi così strano. Esistono altre persone che si chiamano Cameo. O almeno è quel che credevo. Cioè, non potevo di certo essere l’unica al mondo ad avere quel nome. Le cose si complicavano quando dovevo presentarmi alle persone dopo una convenevole stretta di mano: “Cameo Pink MacKenzie. Piacere di conoscerti”. Sì. Pink era il mio secondo nome. Cameo Pink è una variante di tonalità del colore rosa e mia madre era un’artista – inguaribile hippy – quindi non potevo pretendere gran cosa nella scelta del nome. Mi ero vergognata persino di scriverlo sul campanello di casa e così avevo lasciato la targhetta in bianco.
Cosa poteva fare nella vita una con un nome così? L’avvocato?
L’agente di borsa? La dirigente di banca? L’architetto? La poliziotta? 
No. La disoccupata, da quando mi avevano licenziato per il ridimensionamento dell’organico in una grande catena di abbigliamento e cosmetici di Londra nella quale avevo lavorato solo per pochi mesi. Ero una ventiseienne disoccupata, laureata in Letteratura comparata conseguita con il massimo dei voti all’Università della California, grazie a mio padre che mi aveva obbligata a studiare a Los Angeles, città dove i miei si erano conosciuti, sposati e avevano deciso di vivere fin quando mia madre non era tornata a Londra e aveva rovinato tutto.❞

.....................................................................

Cosa ne pensate di questo inizio? Avete già letto questo libro o qualche altro titolo di Tania? 
Fatemi sapere, 
Leen

Chi ben comincia..., #20

Ciao lettori, 
oggi vi lascio l'incipit di un libro che sto leggendo in questi giorni. Abbastanza da tentarmi è il nuovo romanzo contemporaneo di Leila Awad, esordita lo scorso anno con Ombre sulla pelle.

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.
.....................................................................................


Madrid, 7 settembre 2009 

È una verità universalmente conosciuta che, nelle giornate più importanti, tutto ciò che potrà andare storto, andrà storto. Quella mattina, per esempio, la sveglia non funzionò e le 6 arrivarono e passarono senza alcun suono a segnalarlo. Fortunatamente mia sorella aveva puntato la sua sveglia mezz’ora dopo e il rumore della doccia fu sufficiente a svegliarmi di soprassalto, ma naturalmente tutte le mie buone intenzioni di partire in anticipo per evitare ritardi sfumarono. Quando arrivai in stazione, trafelata e affamata, il treno che da Alcalà de Hernanes mi avrebbe portata a Madrid stava per partire e tirai un sospiro di sollievo: avevo un’ora prima dell’appuntamento, giusto il tempo di arrivare in città e prendere la metropolitana. Ero sicura che, anche se di corsa, ce l’avrei potuta fare. Illusa! All’improvviso il treno si fermò per il malore di un passeggero e così il mio ritardo aumentò inesorabilmente; quando arrivai alla stazione di Atocha non mi rimanevano che dieci minuti per arrivare a destinazione. Impresa impossibile, naturalmente, giacché dovevo cambiare due metropolitane, e quando finalmente raggiunsi l’entrata di El Paìs l’ora dell’appuntamento era passata da quindici minuti. Varcai la porta scorrevole e mi avvicinai ad una signora di mezza età che sedeva dietro un bancone. “Salve, sono Isabella Bendecido Vidal, sono qui per lo stage.” 
La donna non alzò neppure gli occhi dal computer, limitandosi a fare cenno con la mano di andare verso destra e commentando qualcosa che somigliava a terzo piano. Sperando di aver compreso, entrai in ascensore e mi guardai allo specchio: ero un disastro, il volto era lucido e rosso per la corsa, del trucco frettolosamente fatto sul treno rimaneva poco, la camicetta si era sgualcita e i capelli erano spettinati. 
Li legai in una coda e, mentre mi ripassavo rapidamente il rossetto sulle labbra, cercai di costringere il mio respiro a riprendere regolare: era la mia giornata, quella, e nulla me l’avrebbe rovinata, neppure l’universo. 
Quando arrivai al terzo piano una segretaria mi indicò un divano e mi invitò ad attendere. Quei minuti mi servirono per ricompormi e quando la porta si aprì ero pronta a sfoggiare il mio sorriso migliore: ne uscì un ragazzo gracilino che mi ricordava Steve Rogers prima di diventare Capitan America, subito seguito da un uomo possessore degli occhi più blu che avessi mai visto. 
Quando mi alzai fu Steve Rogers a rivolgersi a me. “Signorina Bendecido, sono Juan Altares, delle risorse umane. È in ritardo, come mai?” Avvampai. “Mi dispiace molto, signor Altares, una sequenza di eventi fuori dal mio controllo, ma ne sono comunque costernata. Non è mia abitudine fare tardi agli impegni importanti e questo indubbiamente lo è.” 
“Non sapevo cercassimo una nuova segretaria” intervenne allora l’altro. 
Segretaria? Senza nulla togliere al lavoro della segretaria, ma esattamente perché quel tizio pensava che io fossi lì necessariamente per quello? 
Mi concessi un attimo per analizzarlo: era alto e snello, sulla trentina, aveva lineamenti regolari e un’ombra di barba a coprire la mascella, i capelli scuri erano leggermente lunghi e ordinati e nel complesso aveva un’aria aristocratica. L’abito, blu scuro, era di alta sartoria, probabilmente creato su misura, così come la camicia; non mi sarei stupita se avesse avuto le iniziali ricamate sopra. Una cravatta di Hèrmes e un orologio dall’aria molto costosa completavano l’abbigliamento. Era un uomo che mi sarei aspettata di incrociare in banca o in uno studio legale, non nella redazione di un quotidiano. Magari era uno degli avvocati del Paìs. 
“Non lo facciamo, infatti. La signorina è Isabella Bendecido Vidal ed è qui per uno stage.” 
L’avvocatuncolo, a quel punto, per la prima volta mi guardò davvero, squadrandomi dalla punta dei disordinati capelli fino a quella delle Nike, probabilmente chiedendosi se fossi più improbabile come segretaria – l’abbigliamento elegante e i tacchi alti di chi mi aveva accolto non mi erano sfuggiti di certo – o come giornalista. Alzai la testa, reggendo il suo sguardo. 
“E lei è?” 
“Isabella, permettimi di presentarti Liam Adreci Knight, giornalista di punta di El Paìs.” 
Con ogni probabilità sbiancai. Sicuramente il cuore prese a martellarmi nel petto, ma prima di riuscire a elaborare un pensiero coerente, Adreci se ne andò, salutando con un cenno Altares e senza degnarmi di un’ulteriore occhiata. 
“Vieni, seguimi. Posso darti del tu, vero?” 
Ci accomodammo nella sua stanza e io cercai di ricompormi, nonostante fossi ancora scossa da quella rivelazione. 
“Sono molto felice di conoscerti, Isabella. Sono rimasto colpito dal tuo curriculum, laurea in giornalismo alla Complutense, master biennale all’università di Lione. Hai superato brillantemente le tre prove di selezione e sono sicuro che sarai un ottimo acquisto per il quotidiano.” 
“Lo spero. Farò di tutto per meritare questa opportunità.” 
“Non ne dubito. Comincerai con bozze da correggere e articoli da sistemare, se i giornalisti vorranno potrebbero decidere di portarti con loro fuori. Sei una stagista, non ti illuderò al proposito: non ti staranno dietro, non tutti almeno, quindi starà a te cercare di trarre il più possibile da questi dieci mesi. So che parli tre lingue.” 
“Sì, ho frequentato una scuola bilingue quindi parlo l’inglese fluentemente e ho imparato il francese nel periodo trascorso a Lione.” 
“Bene, ci sarà sicuramente utile. Vieni” concluse Altares, precedendomi fuori dalla stanza. “Anna, mostra alla signorina Bendecido la sua postazione. Buon lavoro, Isabella.”

.....................................................................

Cosa ne pensate di questo inizio? Attira la vostra curiosità?
Fatemi sapere, 
Leen

Chi ben comincia..., #19

Esce oggi, dopo due lunghi anni di attesa, il terzo ed ultimo volume della saga Worldwalkers di Josephine Angelini: Il rogo della strega. 
Visto che lo sto leggendo in questi giorni - la recensione arriverà lunedì - vi voglio lasciare l'incipit del primo capitolo.. giusto per farvi morire dalla curiosità u.u 

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.
.....................................................................................


Lily Proctor non stava sognando, non aveva perso conoscenza, né era saltata in un altro universo per sbaglio. Era viva e, bene o male, aveva il controllo di sé. Non faceva altro che ripetersi queste parole, altrimenti sarebbe crollata. Per tranquillizzarsi, ripercorse i fatti di cui era sicura.
La battaglia contro l’Alveare era l’ultima cosa che ricordava, e aveva avuto luogo negli sconfinati spazi dell’America del Nord. Nella sua versione del mondo corrispondeva alle praterie del Kansas, ma in quell’universo il centro del continente era una zona inesplorata e dominata dall’Alveare, una sottospecie di Ibridi così poco conosciuta da assumere un’aura mitologica.
Lily e i suoi pochi guerrieri erano stati sconfitti: quasi tutti i combattenti che l’avevano seguita nel viaggio verso ovest avevano perso la vita. I pochi sopravvissuti erano stati anestetizzati dall’Alveare e trasportati fino alla costa occidentale, in un campo enorme, fuori dalle mura di una città. Sulla sommità dell’entrata principale campeggiava un’iscrizione: “Benvenuti a Bower City». Quella città non sarebbe dovuta essere lì, e lei lo sapeva bene.
Un’altra cosa che sapeva era che Tristan, il suo Tristan, era morto. Era accaduto durante lo scontro con l’Alveare. Quel pensiero le toglieva le forze, la rendeva incapace di andare avanti o indietro. Fissava le mura della città ripetendosi che Tristan era morto a causa sua.
«Lily?» Si voltò a guardare chi l’avesse chiamata, cercando di riconoscere la voce. In piedi, nel vasto campo di fiori che circondava per chilometri Bower City, c’erano Juliet, Caleb, Breakfast, Una e l’altro Tristan. Loro erano le uniche persone che le erano rimaste. Tutti gli altri l’avevano abbandonata, oppure erano morti durante la traversata del Sentiero delle Lacrime. Persino Rowan l’aveva tradita e poi l’aveva lasciata morire di fame in una gabbia. Il suo Tristan era riuscito a liberarla, l’aveva salvata da Rowan. E adesso era morto.
«Lily?» ripeté l’altro e unico Tristan rimasto.
Aveva i vestiti stracciati, gli occhi lucidi e arrossati. La perdita dell’altro se stesso lo aveva segnato profondamente, ma almeno non se ne aveva avuto colpa. La responsabilità era tutta di Lily.
«Cosa vuoi fare?» domandò mentre lei lo fissava con sguardo vuoto.
Lily cercò di trattenere i singhiozzi nel petto, stretto in una morsa. Non poteva lasciarsi andare, non in quel frangente. Respinse dentro di sé la tristezza che la assaliva, come se stesse ingoiando un boccone amaro e doloroso. Nel tentativo di afferrarsi al momento presente, guardò le api che ronzavano tra i fiori ai suoi piedi. Sentiva un brusio nelle orecchie, ma non era certa se provenisse dall’esterno o dall’interno di sé. Fissava le api domandandosi se fossero vere o facessero parte delle Operaie dell’Alveare. Le Operaie avevano l’aspetto di api normali e questa apparenza inoffensiva le rendeva ancora più inquietanti che se avessero avuto delle sembianze mostruose.

................................................................

Prima di iniziare questo libro ho dovuto dare una riletta veloce ai precedenti perché sinceramente mi ero dimenticata la conclusione del secondo!
E voi, vi ricordate proprio tutto quanto? Cosa ne pensate di questo inizio? 
Fatemi sapere, 
Leen 


Chi ben comincia..., #18

Ciao lettori! 
Il libro di questo nuovo appuntamento è un thriller che esce quest'oggi nelle librerie italiane.  Questo libro mi incuriosisce tantissimo, la storia sembra davvero intrigante ed è in vetta alle classifiche newyorkesi.

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................


La pistola dello starter rompe il silenzio, lanciando i corridori dai blocchi di partenza.
Il campionato di corsa su pista comincia tra un paio di settimane, ma coach Lindt non sa cosa sia l’inverno. È convinto che l’unica maniera per rimanere in forma sia non smettere mai di allenarsi – neppure ora che il fiato mi si congela davanti agli occhi.
Siamo a Opportunity, Alabama. Le persone sane di mente non escono di casa quando fuori è tutto imbiancato e si gela. Fanno scorte di cibo in scatola, bevono cioccolata calda fino a stramazzare per overdose di zucchero e pregano di sopravvivere al freddo.
Ma del resto, sempre meglio gli allenamenti di inizio stagione di coach Lindt che il lungo ed estenuante discorso di inizio semestre della preside Trenton – rettitudine, duro lavoro e comportamento irreprensibile per signorine e giovani perbene. Dopo quasi quattro anni alla Opportunity High School, sono in grado di recitare le sue parole a memoria – e infatti è esattamente quello che ho fatto per Matt stamattina a colazione: responsabilità, opportunità («sì, come la scuola»), e infine il cavallo di battaglia della preside, il motto del nostro istituto: Noi plasmiamo il futuro.
Sembrerebbe fantastico. Solo che ancora adesso, a pochi mesi dal diploma, non ho la più pallida idea di come sarà il mio futuro. Se la Opportunity mi ha plasmato, non me ne sono accorta. Ma correre, questo sì che lo so fare. E questa pista sì che la conosco. Un passo dopo un altro, e un altro ancora. Non mi importa del futuro finché continuo a correre.
Il mio piede scivola e inciampo.
Sento il coach imprecare. «Claire, attenta! Basta un passo falso per giocarsi tutto».
Mi risollevo e torno a concentrarmi.
Una risata familiare colora la quiete mattutina. «Ehi, sergente, ti sei congelata durante le vacanze? Ti raggiungerebbe anche una lumaca, smettila di inciampare». Chris mi affianca sul rettilineo.
Inspiro prima di rispondergli. «Chiudi la bocca».
Il mio migliore amico ride ancora più forte. La cadenza uniforme dei suoi passi e del suo respiro mi sfidano a trovare un mio ritmo. Come sempre la sua presenza mi tranquillizza. Un metro e novantacinque, capelli biondo scuro e occhi azzurri, Chris non è solo il nostro miglior corridore, ma anche il ragazzo immagine della Opportunity. Nei giorni in cui bisogna venire a scuola in divisa le studentesse del primo anno gli si gettano letteralmente ai piedi.
Con Chris al mio fianco, accorcio la falcata. Gli altri due atleti della nostra squadra sono molto indietro, dall’altra parte del campo. Io e Chris ci muoviamo in perfetto sincronia, e l’aria stessa sembra farsi da parte per lasciarci passare.
Niente può scalfirci. Non la neve. E neppure il tempo che passa.
..........................................................................

Cosa ne pensate di questo libro? Lo leggerete?
Fatemi sapere! 
A presto, 
Leen 

Chi ben comincia..., #17

Ciao lettori!
In questi giorni ho iniziato la lettura di un romanzo uscito da poco per la Newton Compton. Noi, gli unici al mondo di Siobhan Vivian mi sta piacendo proprio tanto e scoprire che è ispirato ad una vera storia mi incuriosisce ancora di più! 


Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................




Non so dire cosa ci sia esattamente sotto di me, su quale parte di Aberdeen io stia navigando ora, eppure mi sporgo dalla barca per cercare di vedere qualcosa là sotto: forse il gazebo bianco davanti al municipio dove si sono sposati i miei genitori; l’altalena dove io e Morgan, durante l’estate della terza media, siamo rimaste sedute per ore e ore a sognare come sarebbero state le superiori, mentre l’asse rimaneva ferma in equilibrio perfetto, perché sia io che lei pesavamo quarantasei chili; uno dei fiocchi di neve malconci che decoravano i lampioni di Main Street durante tutto l’anno, ma che in qualche modo riuscivano sempre a brillare quando venivano illuminati durante le feste. Mi accontenterei persino di un fottuto parchimetro. Vorrei davvero disperatamente qualcosa di reale, un’ultima cosa concreta della mia città natale su cui poter proiettare le sensazioni di addio definitivo che mi intasano le arterie. Ma non ho idea di dove io mi trovi esattamente. Non riesco a vedere che il mio riflesso sull’acqua torbida.
«Congratulazioni, Keeley».
L’uomo che guida la barca di salvataggio, lo sceriffo Hamrick, mi ero dimenticata persino che ci fosse. Tiene una mano sulla barra e mi lancia una giacca a vento con l’altra. Cucito sul petto c’è un grosso stemma della Guardia Nazionale, perché, certo, ormai non è più sceriffo.
Dal momento che non replico nulla, dice in un sospiro: «Sei ufficialmente l’ultima ragazza di Aberdeen».
Mi volto di scatto e cerco con lo sguardo la barca di salvataggio che era davanti alla nostra, quella che sta trasportando l’ultimo ragazzo, ma è scomparsa nella nebbia.
Quando mi giro, lo sceriffo Hamrick mi sta fissando. «Ne è valsa la pena?». È chiaro, dal modo sincero in cui me lo chiede, che vuole.
“saperlo davvero. Non capisce.
Prima che io possa rispondere, la sua radio gracchia una conversazione secca: degli agenti stanno comunicando in codice poliziesco. Non ci capisco molto, se non che ci sono due pattuglie in attesa di portarci via. Lo sceriffo Hamrick abbassa il volume. Lo osservo mentre cerca di liberare un po’ della tensione che ha addosso: muove il collo, scrocchia le dita. «Non importa. Aberdeen ufficialmente non esiste più. Tutti quanti possono andare avanti con le loro vite».
Rabbrividisco per tutt’altra ragione, più violentemente di quando era solo per il freddo. «Alcuni di noi non vogliono andare avanti».
Qualche giorno prima, avevo digitato il mio indirizzo e non era uscito nulla, lo stesso era accaduto per il cap. Avevo dovuto individuare la città accanto, Hillsdale, e poi trascinare il cursore fino al punto in cui ci sarebbe dovuta essere la nostra città, le strade dove vivevano i miei amici, il campo di baseball, il cinema. Anche ciò che ancora non era sommerso era già colorato di blu.
«La penserai diversamente quando sarai più grande», mi dice, sulla difensiva e troppo sicuro di sé. Poi uno stridio attira la nostra attenzione. Lui spegne il motore ed estrae l’elica dall’acqua. Una maglietta che qualcuno ha perso si è incastrata nelle pale, una medusa di cotone.
Mentre lui la toglie, guardo in lontananza, sperando che lui capisca l’antifona e smetta subito di parlare. Una brezza leggera spazza via un po’ di foschia e riesco a vedere dei triangoli spuntare fuori dall’acqua, i tetti delle case più alte della valle. Non saranno qui ancora per molto, ora che la diga è completata. Mi concentro sulla casa più vicina a noi: bianche tegole smerlate, tetto di ardesia lucida. Ha qualcosa di familiare. E poi, mentre passiamo oltre, il pezzo mancante del puzzle va all’improvviso al suo posto: è quel che non riesco a vedere, quel che è sommerso.
Non è troppo tardi.

.................................................................

Cosa ne pensate di questo incipit? Lo avete già letto?
Fatemi sapere! 
A presto, 
Leen 

Chi ben comincia..., #16

Ciao lettori!
Questo pomeriggio dovevo andare a Milano a conoscere Virginia ma purtroppo per una serie di motivi non ci sono più potuta andare ç_ç
Ad ogni modo, oggi ho deciso di lasciarvi l'incipit del suo nuovo romanzo uscito ad ottobre per la Mondadori: La spia del mare.
Ho concluso la lettura di questo libro da pochi giorni e posso dirvi che è una storia veramente bella, ben articolata e ingegnosa! 

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................




Serenissima Repubblica di Venezia, 1746

“Monsieur inclinò il foglio verso la fiamma della candela e le parole comparvero per un istante prima che l’orlo prendesse fuoco.
«Lo hai distrutto?» domandò El Cid, entrando nella stanza.
Monsieur si limitò ad annuire senza staccare lo sguardo dalla fiamma che arricciava un angolo della carta e poi divampava in un piatto d’argento. «Dov’è Ermes?»
«È tra le gambe della moglie del diavolo, per quanto ne so» rispose El Cid, l’accento spagnolo suonò duro e secco. «Ho mandato Zanino a cercarlo al Ridotto di San Moisè, ma dubito che si trovi lì. È un posto troppo rispettabile.»
Monsieur non commentò. «A cena ha parlato di una tale Cristina.” 
El Cid sogghignò. «Sposata, naturalmente.»
«Era un abate, il Padreterno ha un occhio di riguardo anche per i Suoi disertori.»
«Nadir sta arrivando. Lui sono riuscito a trovarlo con una certa facilità. Era a scommettersi l’anima nella casa da gioco di Canea, alle Procuratie Vecchie, l’abbiamo salvato dall’essere di nuovo accoltellato e poi gettato in un canale.»
«Sei di cattivo umore» osservò Monsieur.
«Ero dalla mia amante» si lamentò El Cid.
Monsieur abbassò lo sguardo su Elementi della filosofia di Newton che giaceva abbandonato su un tavolo. «Anche io, mon ami. Attendiamo Nadir e poi andiamo a prendere Ermes.»
Si scambiarono uno sguardo poi El Cid scrollò le spalle e andò a servirsi un cognac dal mobile dei liquori.
Entrambi alti, sui ventisette anni, non avrebbero potuto essere fisicamente più diversi: dalla figura di Monsieur, dritta e affi“lata come una lama, emanava un gelo del tutto estraneo alla furia a malapena nascosta di El Cid.
Il giovane spagnolo cominciò a percorrere a larghe falcate la stanza mentre l’altro riprese a leggere ignorandolo con ostentazione.
«Non so come fai a essere così calmo» disse El Cid piantandogli addosso due ardenti occhi neri.
«Non so come tu faccia ad agitarti tanto» ribatté Monsieur.
Prima che El Cid potesse rispondere, la porta si spalancò e Nadir entrò con una servetta preoccupata alle calcagna.
«Signore, lasciate che vi asciughi quel sangue.»
«Grazie, no.»
Nadir respinse con fermezza la bambina e le sbatté la porta in faccia. «Spero sia per una buona ragione» disse.
La voce glaciale mostrava che aveva bevuto, gli abiti erano in ordine ma un vistoso taglio sopra lo zigomo accentuava la luce minacciosa degli occhi blu.”

.................................................................

Curiosi di conoscere questi tre personaggi e scoprire di cosa stanno parlando? 
Per saperlo non vi resta altro che leggere il libro!
Intanto, fatemi sapere cosa ve ne pare di questo inizio. 
A presto, 
Leen 


Chi ben comincia..., #15

Ciao lettori, oggi torno con un nuovo appuntamento della rubrica Chi ben comincia…
Il libro di cui vi parlo oggi è il secondo volume di una trilogia che ho iniziato nel 2014 e non ho ancora concluso. L’ultimo volume uscirà a breve in Inghilterra, ma purtroppo non arriverà mai in Italia (*sigh*) poiché la CE ha deciso di interrompere la pubblicazione. Se siete bravi nella lingua inglese o comunque siete intenzionati a leggerlo perché vi piace, fiondatevi a comprarlo perché questa è una storia che merita di essere letta. Il primo volume l’ho recensito (qui) e, se volete, potete leggerla. 

Chi ben comincia…
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri. 
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.
Non c'è un giorno fisso per l’appuntamento.

.....................................................................................



Ricordo che l’aria intorno a me sembrava bruciare di cenere e scorie. Ricordo come la lama della sua spada ha tagliato la pelle della gola e un caldo rivolo di sangue mi è sceso sul collo. Che la guerra intorno a me era sembrava calmarsi e rallentare, come se il tempo si fosse fermato.
Eravamo solo io e Lonnrach, la mia vita appesa alla punta della sua spada. Una piccola spinta…
Buio. 
Le mie palpebre sono pesanti e bruciano. Nella mia mente scorrono rapidamente immagini della battaglia, di quei momenti preziosi che avevo per risolvere il rompicapo del dispositivo delle Falconiere per intrappolare di nuovo le fate sottoterra, prima che fosse troppo tardi. Lo scudo di luce che mi circondava che cominciava a indebolirsi, disintegrandosi sotto la forza degli attacchi delle fate. 
Una risata mi strappa ai miei ricordi. Altre voci si intermezzano alle immagini. Dove sono? Intorno a me riecheggiano accenti melodiosi come quello di Kiaran, dolci parole sussurrate che non riconosco e non capisco.
Apri gli occhi, mi ordino. Apri gli occhi. Il panico mi costringe a svegliarmi, vedo un minuscolo lampo di luce prima che mi spingano di nuovo giù, una mano intorno alla mia gola e un dolore lancinante alla tempia.
‘Non ho detto che puoi muoverti.’ Le parole escono in un sibilo, vengono 
pronunciate tra fila di denti affilati contro il mio collo.
Mi paralizzo. Resto immobile, anche quando qualcuno mi graffia il braccio con unghie abbastanza affilate da farmi uscire sangue. Una risata profonda e vibrante. Un sussurro nel mio orecchio, un alito caldo contro la mia gola. 
Hai perso. Ora sei mia. 
Poi sogno di nuovo - ricordi della mia vita precedente, delle volte in cui sono quasi morta. Una serie di esperienze quasi fatali, una dietro l’altra. La prima volta, quando Kiaran mi salvò dallo spirito marino. Le molte volte successive: centinaia di fate senza nome che avevo massacrato e che, a loro volta, avevano lasciato su di me il loro marchio. La prima che mi avevano lasciato una cicatrice. La prima che avevo ucciso con Kiaran, quando la sua espressione aveva mostrato qualcosa di simile all’orgoglio.
Le uccideremo tutte, mi aveva detto con il fantasma di un sorriso sul volto.

.....................................................................................

Ecco l'incipit di The Vanishing Throne. Chissà dove si trova Aileana... qualche idea? 
A presto, 
Leen

Chi ben comincia..., #14

Ciao lettori! Come ultimo Chi ben comincia dell'anno vi pubblico l'incipit di un romanzo che per il momento c'è solo in lingua originale, ma nel 2017 verrà pubblicato in italia.  Paper Princess di Erin Watt è il primo capitolo di una trilogia che ha fatto tantissimo parlare di sé oltreoceano. Dietro l'identità della Watt in verità si celano due autrici che abbiamo già conosciuto grazie alla Newton Compton poiché le ha pubblicate entrambe: Jessica Clare e Elle Kennedy.
Paper Princess racconta la storia di Ella Harper che improvvisamente si ritrova dal vivere da sola e mantenersi grazie alle sue sole forze, al vivere assieme ad una famiglia composta da soli maschi. Ma come fa a passare da una vita di solitudine, ad una dove non è mai sola? Dopo la morte della madre spunta fuori Callum Royals, un uomo che la ragazza non ha mai conosciuto, che è il migliore amico di suo padre, ed è il suo tutore legale. Ella quindi si ritrova costretta ad andare a vivere con lui e i suoi cinque figli.
Inutile dirvi che tutti la odiano, vero? Ma anche se questo libro ha una trama già vista e che promette i migliori cliché esistenti sul mercato, è in verità un romanzo molto appassionante e coinvolgente. 




CHI BEN COMINCIA...
Rubrica creata dal blog Il profumo dei libri.
Ad ogni appuntamento vi proporrò un incipit preso a caso da un libro contenuto nella mia libreria.





[...]

«Signorina Harper, si accomodi», aggiunge indicandomi la sedia che Don Giovanni ha appena liberato.
A braccia conserte, guardo i due uomini con aria di sfida. I mari sommergeranno la terra prima che io mi sieda.
Il signor Thompson sospira e torna al suo posto, riconoscendo una causa persa quando ne vede una. Ciò, se possibile, mi rende ancora più nervosa, perché se mi sta lasciando vincere questa battaglia, vuol dire che mi devo preparare alla guerra.
Il preside raccoglie un plico di fogli dalla scrivania. «Ella Harper, ti presento Callum Royal.» Fa una pausa come se la cosa dovesse avere per me un qualche significato.
Intanto, Royal mi sta fissando come se non avesse mai visto una ragazza prima. Mi accorgo che le braccia conserte mi sottolineano il seno, perciò le lascio penzolare goffamente lungo i fianchi.
«Piacere di conoscerla, signor Royal.» È chiaro a chiunque in questa stanza che sto pensando l’esatto opposto.
Il suono della mia voce lo fa uscire dallo stato di ipnosi in cui si trova. Si avvicina a me e, prima che io possa anche solo muovermi, avvolge la mia mano destra tra le sue due.
«Mio Dio, sei identica a lui.» Le sue parole sono un sussurro che solo lui e io possiamo udire. Poi, come ricordandosi all’improvviso dove si trova, mi stringe la mano. «Chiamami pure Callum.»
Pronuncia le parole in modo strano, come se gli uscissero a fatica. Tento di liberare la mano, ma la cosa mi richiede un certo sforzo, perché il viscido non vuole mollare la presa. Solo quando il signor Thompson si schiarisce rumorosamente la voce, Royal mi lascia andare.
«Cosa significa tutto questo?» pretendo di sapere. Sono una diciassettenne in una stanza piena di adulti, e il mio tono è del tutto fuori luogo, ma nessuno batte ciglio.
Il signor Thompson, agitato, si passa una mano tra i capelli. «Non so davvero come dirlo, perciò andrò dritto al punto. Il signor Royal mi ha informato che i suoi genitori sono morti e sarà lui ora il suo tutore.»


...........................................................................

Ho inserito solo il primo incontro fra Ella e Callum Royals perché altrimenti sarebbe diventato troppo lungo e non sarebbe stato più un incipit bensì l'intero primo capitolo xD
Cosa ne pensate di questa ragazza? Leggendo le prime pagine, sembra che Ella abbia un comportamento d'acciaio e una lingua affilata. Senz'altro non si farà comandare facilmente.
Fatemi sapere il vostro parere,
Leen